Nemiso vede il buon giorno del mattino e urla

La sveglia, che grande invenzione. L’unico difetto che ha è il sonoro.
   Hanno inventato di tutto, i cinesi hanno perfino inventato un piccolo getto d’acqua che esce dalla tazza del water e ti pulisce dopo che hai dato il meglio di te, ma non hanno ancora inventato una sveglia che ti svegli dolcemente.
   Il peggio comunque è passato. Sono qui nel mio solito letto, con il mio solito splendido sogno interrotto sul più bello e con  la mia solita tazza di caffè preriscaldata dalla nuova caffettiera che mi hanno regalato al supermercato, di quelle con l’orologio “che ti preparano il caffè all’ora che vuoi te”.

   Questo era lo slogan.

Era una cosa talmente inutile, che se non me l’avessero regalata me la sarei andata a cercare.
   Amo le cose inutili. Mi danno un senso di
   non so
   mi danno la sensazione di essere ricco. Come se bastasse comprare cose inutili per diventare ricco, o addirittura come se solo i ricchi potessero comprare cose inutili. Magari sono ricchi proprio perché non comprano questo genere di cose. Dovrei smettere di acquistarle se voglio diventare ricco. Ma fortunatamente il supermercato mi coccola sempre come se fosse la mia seconda mamma, regalandomi queste inutilità.

   Si, lo ammetto, io voglio bene al supermercato.

Driiiiiiiiiiiiiiiinnnnn
«Nemisooo!! »
Driiiiiiiiiiiiiiiinnnnn
«Nemiiii!»
Driiiiiiiiiiiiiiiinnnnn

Si, Nemiso è il mio nome.
Nemiso Monesi.
Lo so, lo so, è un nome di merda.

Driiiiiiiiiiiiiiiinnnnn
Driiiiiiiiiiiiiiiinnnnn

   Questa invece è la mamma.

  Solo lei ha questo modo isterico di suonare il campanello. Non ho un brutto rapporto con lei, ma non ne ho nemmeno uno speciale, diciamo che ho un rapporto e basta.
  Le parlo a versi e lei mi risponde ad insulti, ma nonostante questo so che mi vuole bene e sa che gliene voglio.
   Non so quanti anni ha realmente,sicuramente più di quanti ne dichiara, ed ogni mattina è qui, davanti alla porta di casa mia, con il solito dito davanti allo spioncino della porta blindata per non farmi vedere cosa succede sul pianerottolo.

   Non ho mai capito perché. Ma cosa crede di fare?

   Forse crede di farmi una sorpresa, ma non capisce che solo lei ha questo modo irritante di suonare il campanello e che ciò la rende ancora più riconoscibile così, che se lasciasse lo spioncino vuoto

Driiiiiiiiiiiiiiiinnnnn
  Sbuffo
  Tossisco per la polvere che ho sollevato dalla porta
  Chiudo gli occhi
  Me li strofino
  Mi incazzo
  e le apro.

«Ah eccoti finalmente, ma sei ancora in pigiama? E poi alla tua età usi ancora il pigiama?»
«E’ proprio alla mia età che si usa il pigiama mamma»
«Si va bene, hai fatto colazione?»
«Non ancora mamma ma la stavo per fa…»

   Non faccio in tempo a finire la frase che lei è già pronta con il suo cattura polvere nella cintura. Come se mi stesse dicendo – io ho un cattura polvere nella cintura e non ho paura di usarlo.

«Metti giù quell’affare mamma!!»

  Mi mette terrore quando fa così, non vede l’ora che io esca di casa. Sa benissimo che non voglio che venga da me alla mattina per pulire.
  Se ne sta ferma li, immobile, con la mano che vibra dal desiderio ogni volta che si posa sul cattura polvere.. odio quando mi stuzzica.
  Il risveglio è una cosa molto intima, basta così poco per far girare male una giornata.
Una mamma per esempio.

«Ti sei appena svegliato? Guarda che io è dalle cinque che sono in piedi.»

   Ecco perché è invecchiata così tanto

  Mentre le faccio cenno di no con la testa, mi scappa un sonoro sbadiglio, di quelli che ti coccolano, poi la faccio entrare.
    Appena sono sicuro che è entrata chiudo.

«Allora Nemi, hai trovato lavoro?»
«Ma io lavoro già mamma.»
«Ma dai non dirmi che lo chiami lavoro quello, come hai detto che si chiama?»
«Mamma, io sono un..»

Tutte le volte che mi chiedono cosa faccio nella vita mi sento in imbarazzo, perché non credo di saperlo.
  La prima cosa che mi verrebbe in mente di rispondere è che “cerco una ragione per viverla”, ma non sempre questa risposta è accettata dalle persone. Potrei dirle che sono un tecnico Hardware, ma anche se ufficialmente lo sono, non mi sento di esserlo.
  Mi spiego meglio: non mi piace e mi mette tristezza ammettere di essere qualsiasi cosa. Mi verrebbe più facile dire che mi piace lavorare vicino ai Computers, ma senza dover essere per forza un tecnico, non perché non ne sono capace, ma perché le parole, gli aggettivi e le qualifiche mi hanno sempre fatto paura. Io credo proprio che le parole distolgano l’attenzione da concetti veri, reali e autentici, da concetti che non lo sono.
  Io sono mille altre cose oltre che un tecnico hardware.
  In realtà secondo me, le persone, quando fanno questo tipo di domande, vogliono solo sapere se sei stato un bravo bambino, vogliono sapere se hai studiato, se hai dato soddisfazioni ai genitori e se hai fatto il tuo dovere.
  Credo che si sia cominciato a pensare che se hai una qualifica alta allora sei una brava persona.
  Lo spalatore di letame è un lavoro onorevole come quello del banchiere. Non teniamo conto poi che lo spalatore, la merda, te la toglie dalle balle, mentre il banchiere cerca di infilartici.
  Ormai comunque, per convenzione, rispondo che sono solo e soltanto un

«Tecnico, mamma. Sono un tecnico. Un tecnico Hardware»
«Se, se, quella cosa li che hai detto. E’ quella.»
«Non preoccuparti mamma, devi solo imparare un  po’ lo SLENG!»

   Mentre glielo dico faccio in modo di far coincidere la mia elle con un movimento della lingua che va a massaggiare il palato e il retro dei miei denti.

«Ecco pure quello mi devo comprare per capire che lavoro fai. Sempre che sia lavoro. Non è che spacci vero? Sento sempre un odore strano in questa casa. Guarda che il figlio della cugina della Clara dalle canne è passato agli spinelli!»
«Davvero?»
«Ti giuro! E come se non bastasse, mentre era drogato, ha perfino attraversato la strada
«E allora? Non si può più attraversare la strada mamma?»
«Non mentre ti stai iniettando la Marijuana!»
«Iniettare Marijuana? Ma cosa stai dicendo?  Chi te l’ha raccontata questa cazzata?»
«Non mi credi?»
«Ma certo che no! E poi cosa centra questo con me?»

«E’ che non mi fido di te Nemi e poi se si parla tanto di queste cose vuol dire che probabilmente gli spacciatori esistono davvero!»

  Ma certo che esistono! Sia lodato il Cielo.

«Ma cosa dici mamma, sono tutte cazzate

  Devo assecondarla, non ho più speranze con lei, ogni volta ci provo ma so che è una battaglia persa in partenza, e mi rendo conto che è meglio far ritirare subito le truppe per non avere troppi spargimenti di sangue.
  Credo che il cassetto di camera sua, quello che non mi vuol mai far aprire, contenga la foto di lei e il Diavolo in vacanza a cortina,  con tanto di dedica.

«Che hai Nemi? Sei pallido.»

  Ecco, pure cieca è diventata. Se ho il sangue che sta bollendo come faccio ad essere pallido? E io che mi preoccupavo che notasse il mio malumore.

«Non sono pallido mamma sono solo stanco.»
«Devi dormire di più Nemi, io te lo dico sempre!»

   Questa è pazza sul serio.

«Ho degli impegni che non posso rimandare. Dai, ne abbiamo parlato mille volte.»
«Ora però vai per piacere che qui devo pulire, guarda che disordine.»

  Effettivamente anche se viene tutti i giorni, la mia casa è un porcile. Ma è quello che si merita per venirmi a rompere tutte le mattine.
  Devo ammettere che la mia tecnica sta migliorando, ora riesco a sporcare contemporaneamente sala e cucina, il tutto stando sul divano a guardare la televisione. 
  Mi è bastato portare un po’ di schifezze in sala e lasciare il cestino in cucina in modo da poter allenarmi in quel fantastico sport che è il “Lancio dell’immondizia”. Ho cominciato a fare canestro con tutto, anche se non erano veri rifiuti. Grazie a questo ho imparato che per far diventare qualcosa spazzatura basta solo farla cadere per terra, lontana da dove dovrebbe essere.
  Le persone ordinate mi fanno ridere. Lo sanno tutti che la più pura forma d’ordine è il disordine. Il caos è una condizione stabile, l’ordine no, basta una cosa messa male per creare disordine.

«Ok mamma, me ne vado subito,non voglio disturbarti»
«E vai a cercarti un lavoro, che è meglio!»

 Non la sopporto quando parla come il puffo quattrocchi.
Se io fossi un puffo, sarei il puffo sballone, quello che invece di abitare i funghi se li mangia

«Senti qua che odore, ma quand’è che smetti di fumare? Lo so che è difficile, ma almeno provaci.»
«Mamma non è difficile smettere di fumare, io ho smesso un sacco di volte!»

  Non aspetto nemmeno una sua risposta perché tanto so che sicuramente non mi piacerebbe e quindi me ne torno in camera. Mi infilo le scarpe quando noto che si è rotto, per l’ennesima volta, quell’involucro di plastica che ricopre le estremità dei lacci.

«Noooooooo!»
«Che hai Nemi? Ti sei visto allo specchio?»

  Cazzo non me ne va bene una oggi, come faccio ora a rimetterli nei loro buchi? Perché non le fanno in titanio queste coperture? Forse sarebbe meglio tornare a quei cari, vecchi e comodi “Strap” che avevo da bambino.
  Tutte le volte è la stessa storia.
  Cerco brutalmente di infilare il laccio nella fessura ma è quasi impossibile, il laccio è più grosso del buco. Anche questa idiozia l’avrà studiata sicuramente un ingegnere. Provo ancora, ma inutilmente, finché non mi decido ad andare in cucina a prendere un ago in modo da poter far pressione sul laccio.

«Ma sei ancora qui?»
«Non rompere mamma!»

  Apro il cassetto della cucina, mi taglio con un coltello, impreco e trovo una spilla da balia. Torno in camera tutto contento, quando vedo che la scarpa ha di nuovo i lacci nella loro posizione originaria.

«Questi giovani non sanno proprio stare al mondo»
«Ma come hai fatto?»
«E’ bastato infilare il laccio nel buco, ma sei sicuro di stare bene Nemi?»

  Ci sono cose che solo una mamma riesce a fare, come vorrei essere una mamma in questi casi.
  Finisco tutto in pochi secondi, barba compresa, infatti mi tocca prendere l’ascensore con dei pezzettini di carta igienica su tutti i taglietti che mi ha provocato il rasoio.
  La giornata è cominciata malissimo. Esco dal palazzo e mi getto in macchina: l’unico posto dove mi sento veramente al sicuro.
  Sento l’odore familiare dei sedili, delle migliaia di sigarette che ho fumato, delle persone che sono salite e delle notti in bianco. Respiro profondamente cercando di ricordare e di scomporre ogni singolo odore.
  Accendo lo stereo e metto su un cd di Vasco. Uno qualsiasi, va sempre bene. Sono pronto per partire, ora sono veramente carico per affrontare questa giornata. Ingrano la retromarcia, tolgo il freno a mano, appoggio il braccio destro dietro al poggiatesta di sinistra e parto. La strada è piena, come tutte le mattine. Chissà perché la gente si sveglia tutta agli stessi orari.
  La mattina è fatta per essere calma e dolce, e invece bastano pochi secondi per sentire diversi clacson che cominciano a suonare.
  Tutti in ritardo. Cosa mi servono cinque marce nella macchina se poi non ho la possibilità di usarle perché sono sempre in coda?  
  A volte basterebbe svegliarsi prima, a volte dopo. ma alcune persone è meglio che se ne stiano a letto.

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