il

Come un’onda luminosa e salata
il mare porta con se la mia vita
lasciandomi in dono in un po’ di spuma
la realtà che io sono e un respiro di bruma.
Un crepuscolo di immobile splendore
un cielo spento senza più alcun bagliore
un mare immenso senza sogni o confine
un gabbiano perso senza più direzione.

Una nave veleggia senza timone nell’oceano dei miei pensieri. Arida e secca come l’anima del capitano che la governa. L’equipaggio è formato dai cadaveri dei suoi sogni, uccisi da quella cosa strisciante e bugiarda che ci ostiniamo a chiamare realtà.
L’albero maestro è chinato sulla schiena del nostromo e la nebbia del tempo ha affumicato i tonni nella cambusa.
Il capitano non ha mai montato un’ancora perché è partito con in tasca solo il pensiero di non fermarsi mai più e ora che vorrebbe attraccare in qualche porto e riscaldarsi con una bottiglia di Rum o con i petali di una cortigiana non trova nemmeno una spiaggia dove ormeggiare il suo malumore.
L’aria salata e rugginosa che sale dal boccaporto entra nella pelle del capitano creando piaghe e nodi che prima o poi raggiungeranno la sua anima legandola per l’eternità a questa sua scelta.
I bei tempi del teschio sulla bandiera sono ormai terminati, ora ha solo la carogna del suo destino appesa al pennone di prua.
Ogni tanto il capitano si ferma sul ponte a ricordare la sua vita passata ma è talmente lontana che spesso si domanda se sia mai esistita una vita sulla terra ferma.
Mentre pensa si accarezza la pancia gonfia come per calmare quei demoni che hanno preso casa nelle sue viscere e che ora stanno pasteggiando con i suoi intestini.
Ricorda quando anni fa aveva preso il largo con la sua ciurma per cercare il vero colore della vita e quando, dopo anni passati a sfumarne l’orizzonte, l’aveva trovato negli occhi di una sirena di passaggio. Solo dopo si accorse che quella luce non era altro che il riflesso dei propri occhi.
La parte più razionale di lui grida “ammutinamento” ma non potrebbe mai ammutinarsi da solo.
Non gli rimane che affondare insieme alla sua nave.
Come un vero capitano.

“Un mare immenso senza sogni o confine
un gabbiano perso senza più direzione”

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