Nemiso e gli angeli

La sera è troppo buia per permettere alla mia testa di fare pensieri sereni e l’aria è troppo fredda per essere scaldata solo dall’whiskey.
E’ strano come il freddo renda più lucidi i pensieri. Come se li brinasse in superficie per renderli più visibili.
   Nonostante la notte sia quasi al culmine della sua oscurità non resisto alla tentazione di far coincidere la lancetta posizionata sulla rotella del volume del mio stereo con la scritta Max.  
  Le prime note de “Gli angeli” cominciano ad entrarmi dolcemente nelle orecchie
  Rimango piacevolmente violentato e chiudo gli occhi.
Ho l’impressione di vedere tutta la mia vita dall’alto, in modo oggettivo e imparziale. Tutte le cazzate che ho fatto, tutte le persone che ho fatto star male, tutte le sofferenze che ho causato, tutte le volte che dovevo dire “no” e tutte le volte che sarebbe bastato dire “si”.
   E’ brutto quando ti accorgi che hai fatto tante stronzate e che

Dietro non si torna, non si può tornare giù

Forse è questa la punizione divina di cui tutti parlano.
Forse tutte le cazzate che fai, prima o poi ti arrivano allo stomaco e la tua sofferenza è molto più forte del male che hai commesso. E’ una punizione giusta e fa meno male quando sai di meritarla.
  E’ proprio vero, qui gli angeli non arrivano, non c’è nessuno che ci spiega come si fa a stare al mondo. Viviamo, ma non sappiamo nulla della Vita. La Vita è come una enorme vasca, nonostante siamo tutti insieme nessuno sa cosa ci sia sotto, nessuno sa cos’è veramente la Vita, e se qualcuno va giù in fondo e torna su con qualcosa, dobbiamo essergliene grati..
   Alcuni non ritornano.
   Arrivati in fondo non riescono più a tornare a galla perché gli manca il respiro.
La vita è quella cosa che ti scivola sotto le mani, come fa il vento con le foglie che inutilmente cercano di trattenere e

Qui è logico cambiare mille volte idea, ed è facile sentirsi da buttare via, qui non hai la scusa che ti può tenere su e quando la notte è buia ci sei soltanto tu

E infatti ci sono solo io, e sto male.
   Sto male perché non riesco ad accettarmi per quello che sono, non riesco a convivere con i miei sensi di colpa e con la mia sensazione continua di inadeguatezza. Mi sento come la persona giusta nel posto sbagliato, o viceversa, la persona sbagliata nel posto giusto.
  Facciamo e pensiamo cose anche se sappiamo già che ci creeranno dolore. Massacriamo persone pur sapendo che se lo facessero a noi moriremmo in un istante.
   La musica si calma, ma non il mio essere, che infatti esplode in un urlo lancinante proprio mentre parte l’assolo di chitarra.
   La chitarra piange sangue e io con lei.
   Piango, piango fortissimo, mi rigiro sul divano e continuo a piangere.
   Piango per non pensare e per non morire, piango per la vita e piango per la morte. Piango per l’amore e piango per l’odio. Piango per il male che ho commesso e per quello che mi hanno inflitto. Piango solamente per piangere e per rimanere a galla sopra tutto questo mare di merda. Piango per gli amori finiti e per quelli mai vissuti. Piango perché mi va di piangere. Piango per urlare al mondo che ci sono anch’io. Piango per non essere dimenticato e piango per dare un senso a tutta questa malinconia. Piango per rimanere vivo e piango per sentirmi vivo. Piango e non so perché sto piangendo. Piango per tutto e piango per niente. Piango per mia mamma e piango per mio padre, per mio fratello per mio zio e per mio cugino. Piango per il dolore e piango per la solitudine. Piango per l’angoscia e piango per la disperazione. Piango per le botte che ho preso e per i lividi che mi hanno risparmiato. Per gli insulti gratuiti e per quelli che meritavo.
   Respiro, singhiozzo, pianto, respiro, singhiozzo, pianto, ancora respiro, ancora singhiozzo e ancora pianto.
   La chitarra mi segue in tutti i miei gemiti e mi incita a sfogarmi.
   La seguo, urlo, soffro, piango e muoio.. almeno un po’..
   Non riesco a trattenere i singhiozzi e gli occhi cominciano a farmi male, ma continuo incessantemente  a sprofondare nel mio dolore.
   Una cascata fortissima e lunghissima dalla quale non so se riuscirò più a risalire.
   Ma infondo neanche mi interessa.
   La vita è questo, è accettare quello che siamo e soffrire per questa consapevolezza.
   Mi rigiro per l’ultima volta, prima di addormentarmi, pregando un Dio che sicuramente non mi ascolterà, chiedendogli un po’ di perdono e se gli rimane del tempo, anche un po’ di misericordia.


 

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